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L’arte di inghiottire rospi: l’ingegnere e le “soft skills”

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Ordine Ingegneri Province di PG e TR

Il mondo sarebbe un posto meraviglioso, se solo non ci fossero gli esseri umani.

Se la pensi così anche tu, c’è una buona probabilità che la tua professione sia quella dell’ingegnere – proprio come uno dei padri della moderna organizzazione del lavoro, quel famoso Ing. Fredrick W. Taylor che trovava i suoi simili estremamente irritanti, perché intrattabili, imprevedibili, difficilmente gestibili, e capaci, in breve, di inceppare il meccanismo perfetto della sua “organizzazione scientifica del lavoro”.

Oggi, a cent’anni e più di distanza, nel rapporto tra l’ingegnere e “l’umano” si è aggiunta una ulteriore, e sostanziale, difficoltà: se per Taylor il “fattore umano” poteva in qualche modo essere imbrigliato dalla disciplina di fabbrica, per l’ingegnere del 2019 il problema si presenta in una forma diversa.

Come ad esempio quella dell’adolescente asso del volante che, in prova ed in gara, più che dati tecnici si aspetta empatia e supporto motivazionale dall’ingegnere meccanico pronto a bordo pista.

Oppure del committente inesperto che esprime aspettative irrealistiche di funzionalità all’ingegnere informatico cui è affidata la creazione del software, il quale si chiede: “come faccio a portare a casa un risultato da un attore non razionale?”.

O anche la forma dei “rapporti all’interno del team di lavoro” che l’ingegnere civile, volente o nolente, deve “gestire” per ricondurre nelle sue mani l’autorità effettiva su ciò che avviene in cantiere, oltre a quella formale. 

Di tutti questi casi, la sintesi perfetta è arrivata dall’ingegnere civile che ha partecipato il 29 maggio scorso alle due sessioni tenute presso l’Ordine degli Ingegneri di Perugia e Terni: “D’accordo: finalmente abbiamo capito che l’agente da convincere (cliente, committente, collega di lavoro, capo, ecc.) ha una sua psiche ed emotività. E adesso che facciamo?”.

L’idea dell’iniziativa, intitolata Coaching Linguistico: Superare la “Sindrome dell’ingegnere, è quella di prendersi il tempo per riflettere su (e sopratutto sperimentare, insieme ad ingegneri di tutte le provenienze disciplinari) una delle “zone di frontiera” della professione ad un tempo più importanti e meno “confortevoli”, per così dire: la relazione con l’Altro e i metodi disponibili all’ingegnere per aumentare la propria capacità di “portare a casa un risultato”.

In due serate, ho cercato di “mettere da parte” il mio passato di professore di business school per offrire, invece che una “lectio magistralis”, un esempio concreto, pratico, di come il coaching linguistico sia una chiave di lettura efficace e un valido strumento per superare con successo la “sindrome dell’ingegnere” – vale a dire la naturale* tendenza del professionista a trovarsi a disagio nel gestire efficacemente l’aspetto “umano” delle relazioni lavorative e di business.

Non potendo, come coach linguistico, rinnegare uno dei principi fondamentali del metodo da me propugnato (comunicare parte dal condividere un codice linguistico), per capire quanto avessi raggiunto gli obiettivi dell’iniziativa ho chiesto ai partecipanti di assegnare un valore monetario a quanto hanno “portato a casa” nelle due serate (il cui costo stabilito era di 45€). Più che rassicurarmi sul fatto che il prezzo pagato era stato ben speso, la risposta (valore medio 68,50€ su 11 partecipanti) mi suggerisce che nelle due serate siamo stati in grado, collettivamente, di produrre conoscenza più che informazione. Provo a renderne un po' conto.

La particolarità del metodo del coaching linguistico consiste infatti nel permettere di sperimentare direttamente il “tempo reale” delle situazioni lavorative e di business – confrontarsi, in altre parole, con una situazione non prevedibile a priori – esattamente come tutte quelle situazioni lavorative in cui, per usare le parole di un partecipante, è necessario che “come ingegnere, io  offra delle soluzioni tecnicamente corrette, sappia gestire le mie emozioni, e sia in grado di ‘leggere’ l’altro in tempo reale, mentre tutto sta avvenendo”.

Sono queste le situazioni per le quali nasce il metodo del coaching linguistico, situazioni in cui l’obiettivo è quello sintetizzato dal titolo del mio libro (di prossima pubblicazione): “vincere in culo mundi”.

Sempre più spesso (e a mio parere per fortuna, ma di questo possiamo discutere in altra sede), l’ingegnere si trova a vivere situazioni lavorative in cui deve “vincere in culo mundi” confrontandosi con un Altro (cliente, committente, capo, imprese partner, ecc.) che “parla una lingua diversa”, che si comporta in modo difficilmente interpretabile, e che deve essere assolutamente convinto perché si possa “portare a casa un risultato”.

Piuttosto che discutere di teorie, con gli undici ingegneri intervenuti abbiamo allora impiegato le due sessioni a costruire, e poi “interpretare”, una simulazione dell’interazione ingegnere-pilota adolescente, secondo il metodo di coaching linguistico che da anni impiego con i miei clienti. Ne è scaturita una situazione curiosa, quasi paradossale (e quindi estremamente realistica!) delle richieste, implicite ma anche non evitabili, che piovono sul capo del professionista tecnico che si trova a fornire la sua opera in un contesto qual è quello delle corse automobilistiche: ad elevato contenuto di spettacolo, ad alta intensità di personalità e, per non farci mancar nulla, con tempi di risposta rapidissimi.

 Avendo dovuto, come coach, “interpretare” la parte dell’adolescente smanettone ho avuto la possibilità di mettere in pratica insieme ai partecipanti la fase della “costruzione del personaggio” in maniera sistematica, per rispettare il più possibile le reali condizioni (economiche, organizzative, psicologiche, contrattuali, motivazionali) vissute dall’ingegnere che, nella sua quotidiana vita lavorativa, si trova ad affrontare. 

La successiva simulazione può aver prodotto dei risultati che hanno turbato alcuni (è pur vero che “non rientra nella professione dell’ingegnere meccanico fare da papà o da nonno al cliente”), ma che ha anche prodotto una lista di “cosa imparare come ingegnere?” che, oltre che essere assolutamente illuminante, entra a pieno titolo tra gli obiettivi delle iniziative di coaching per ingegneri che partiranno in Settembre 2019 per l’Ordine degli Ingegneri di Perugia e Terni. Li riporto qui di seguito, integrali.

 

L’appuntamento, per gli interessati, è a Settembre. Le date, sulla piattaforma Ingenio.

 

Angelo Fanelli

Coach Linguistico

 

 

* per “naturale” intendo “naturale conseguenza di un sistema educativo universitario fondato sulla trasmissione di un sapere di tipo disciplinare, tecnico, funzionale, compartimentalizzato”. Visto che il mio scopo non è quello di fare analisi socio-psicologiche ma fornire soluzioni, non mi addentro oltre.

 

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